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Rassegna stampa

Abbraccio italo-austriaco sul Majo

POSINA. Ricordate le migliaia di caduti della Grande Guerra alla presenza anche delle autorità un secolo fa nemiche Grande partecipazione con una delegazione della Croce Nera

IL GIORNALE DI VICENZA DEL 29/07/2013

29-07-2013 GDV«Siamo qui, oggi, per ricordare le autorità: quelle che parlano nel silenzio, le autorità di questi soldati che hanno dato la vita, fratelli-giovani che portavano nel cuore la speranza, la gioia, la fantasia, i sogni, l'amore, ma anche la disperazione, la rabbia, il terrore, il sacrificio e la morte. Non buttiamo via il loro sangue creando muri in noi e attorno a noi. Creiamo invece ponti di condivisione senza paura dell'altro, della diversità che è ricchezza nella misura in cui i nostri occhi sono puri e il cuore solidale!». Con queste parole nell'omelia, sottolineate da convinti applausi, il parroco Stefano Bernardini ha suggellato l'annuale celebrazione in memoria della tremila vittime della Val Posina, durante le battaglie della Grande Guerra. La commemorazione, fin dall'origine fissata l'ultima domenica di luglio, anche nell'edizione di ieri ha riservato i momenti più toccanti e salienti proprio in contrà Cervi, alle pendici di Monte Majo. È stata la méta raggiunta dal corteo dopo il concentramento in paese al seguito della Banda cittadina di Arsiero, con la sfilata delle diverse associazioni d'arma e delle autorità civili e militari al “Capitello del Cristo mutilo”: porta sul petto la decorazione di 3 stellette per 3 campagne belliche, dono di un soldato, e la sosta all'ex cimitero militare austroungarico, con la deposizione di corone da parte della delegazione della Croce Nera di Linz e dei kaisejäger. È stato lassù, che dopo gli inni nazionali e l'omaggio per i caduti, il sindaco Andrea Cecchellero ha ricordato il significato del pellegrinaggio, originariamente voluto dai reduci proprio accanto alla cappella votiva che custodisce la statua lignea della Madonna del Majo, dagli occhi attoniti e addolorati. Va ricordato, ha sottolineato il primo cittadino, che «al suo cospetto i nostri soldati sostavano per un'ultima preghiera prima di salire in prima linea». L'annuale pellegrinaggio continua con l'impegno di operare «per essere degni di tanti giovani morti fra questi monti». Poi è stato il turno della commemorazione anche in lingua tedesca, tradotta da Mario Eictha, ideatore degli incontri di pace tra Italia e Austria. L'idioma un tempo nemico, ma oggi amico, è tornato a risuonare in un luogo conquistato dagli imperiali durante le prime fasi della sangunosa Offensiva di primavera. È stato il colonnello Alexander Barhou, segretario generale della Croce Nera austriaca, e uno dei suoi massimi rappresentanti, a invocare la pace con un discorso significativo. «Pace sulle cime del Monte Majo, pace sulle vallate circostanti, pace in tutta Europa - ha detto con forza l'alto ufficiale -. Nel maggio-giugno del '16 tantissime furono le vittime da entrambe le parti». «Oggi ci chiediamo perché - ha proseguito Barhou -. Lo chiedono i cimiteri di guerra, lo chiede la statua di questa Madonna che onora tutti i caduti della valle. I cimiteri non impediscono le guerre, ma ci invitano a riflettere: e le croci sono un ostacolo ad una nuova guerra. Stringiamoci la mano da fratelli: solo così possiamo essere degni di ricordare chi morì tra queste verdi montagne, allora in fiamme». Quindi la banda ha intonato lo struggente “Signore delle cime”, la poesia e la musica del grande Bepi De Marzi, suonata dai fiati, con altre parole di preghiera ad accompagnare invocazioni e speranze.

Giovanni Matteo Filosofo

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