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Conoscere Posina

Informazione generali, storiche e turistiche sul comune di Posina ed il suo territorio.

I primi fermenti antifeudali e le varie dominazioni

Il Padre Maccà, nella sua Storia del Territorio Vicentino, ci parla di una riunione, svoltasi a più riprese, nel 1202, presso la Chiesa di S. Agata in Cogollo. Vi convennero, col consenso dei signori Velo, i maggiorenti dei paesi della Val d'Astico per tracciare i confini tra comune e comune. Le Valli dell'Astico, del Posina e le circostanti montagne non erano più dunque un unico feudo indistinto dei Velo, ma le varie comunità cominciavano ad aver peso e a pretendere un minimo di autonomia.
Col nuovo clima instauratosi in Italia dopo la vittoria della Lega Lombardo-Veneta contro l'imperatore, il Comune di Vicenza prende sotto tutela le «ville» e i comuni rurali del suo territorio e costringe i feudatari locali (tra cui i Velo) a scendere a patti con la nuova realtà.
Primo obiettivo concreto dei valligiani sarà quello di opporsi al carico di tasse, di balzelli ed allo sfruttamento a cui erano sottoposti. Ecco che, di conseguenza, nasce tra le comunità di Fusine, Laghi, Cavallara e Posina l'aspirazione a vedersi riconosciute come entità autonome anche se amministrativamente ancora dipendenti dai Velo.
Il processo di affrancamento della vallata dai feudatari conoscerà tappe decisive nei secoli successivi, ma prende le mosse agli inizi del '200. Come parte del Territorio Vicentino, Posina, Laghi e restanti contrade seguiranno, in bene e in male, la sorte del capoluogo.
Dal 1236 al 1259 vedranno il dominio degli Ezzelini. E’ molto probabile tuttavia che non abbiano conosciuto le devastazioni e gli incendi verificatisi in quegli anni nella pianura e che toccarono l'apice nel «sacco di Vicenza» del 1235 da parte di Federico Il e degli Ezzelini. Ezzelino il Tiranno infatti, anche nel momento della sua maggiore potenza (1242-1250), non s'arrischiò mai «né per forza né per fraude» a superare le difese del castello dei Velo.
Il successivo dominio padovano (1266-1311) non fu vissuto quietamente in zona. Forse la media Val d'Astico già nel 1288 conobbe una spedizione punitiva dei Padovani contro i Velo che non volevano accettarne la supremazia. Sicuramente comunque fu messa a ferro e fuoco dai medesimi tra il 1311 e il 1314 quando, per punire Vicenza del suo passaggio agli Scaligeri, i castelli e le rocche di Meda, Velo e Arsiero vennero distrutti.
GIi Scaligeri di Verona dominarono in zona dal 1312 al 1387. In questo periodo continua il processo di autonomia della valle dai nobili Velo a cui restava comunque soggetta. Molti i balzelli a cui i valligiani dovevano sottostare: oltre a quelli dovuti ai feudatari, c'erano le tasse spettanti al Comune ed alla Chiesa di Velo, alla città di Vicenza ed infine quelle da versare agli Scaligeri. Troppe, specie se si considerano le carestie che investirono il Territorio Vicentino di cui Conforto da Costozza ci fornisce un quadro desolante. Non sappiamo se, come per i Tredici Comuni veronesi e per i Sette Comuni vicentini, anche le comunità di Val Posina, Laghi e Tonezza godessero di particolari favori presso gli Scaligeri in cambio della custodia dei passi.
Sfinita da sanguinarie lotte intestine, la dinastia scaligera tramonta e, per sedici anni (1388-1404), il Territorio Vicentino passa nelle mani dei Visconti di Milano, dopodichè subentrano i Veneziani. Le nostre valli, con Tonezza, entrano allora a far parte del Vicariato di Schio. Poco prima dell'avvento veneziano, nel 1403, Posina, Fusine, Laghi e Cavallara si separano ecclesiasticamente dalla chiesa di S. Giorgio di Velo, troppo scomoda e lontana, e costituiscono la parrocchia autonoma di S. Margherita, anche se il prete (di lingua tedesca) che stabilmente curava la valle, dipendeva dalla chiesa di Velo. L'isolamento della valle così si accentua.

(testo tratto dalla Guida Escursionistica delle Valli di Posina, di Laghi e dell'altopiano di Tonezza, autore prof. Liverio Carollo, sezione del CAI di Thiene e Sottosezione di Arsiero)

Il Medioevo e la questione cimbra

Con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente e la calata delle popolazioni barbariche, è probabile che la nostra vallata abbia assistito al passaggio caotico di queste tribù, ma non abbia visto mai il loro stabile insediarsi.
Non regge ormai alla critica storica la tesi secondo cui residui di Goti, vinti dai Bizantini nel 553, cacciati dalla pianura, si sarebbero rifugiati nelle valli e sugli altipiani della montagna vicentina e veronese.
Maggiore incidenza nel nostro territorio ebbe invece la presenza dei Longobardi: essi divisero il territorio in "corti", (unità territoriali da amministrare); la Val Posina appartenne alla corte di Sant'Orso.
La stabile presenza longobarda in valle è pure deducibile della dedica delle chiese di Posina, Velo e Arsiero rispettivamente a S. Margherita, S. Giorgio e S. Michele, santi notoriamente venerati da tale popolo dopo la sua conversione.
Con la progressiva disgregazione dell'Impero dei Franchi (seconda metà del sec. IX), iniziano le lotte tra i grandi feudatari italiani e tedeschi per il possesso del Regno d'Italia. Incendi, saccheggi, devastazioni interessarono le vallate prealpine coinvolte nella mischia, perché arterie di comunicazione diretta tra la Pianura Veneta e la Germania.
La Val Posina, anche se piuttosto appartata, non fu certo immune dal passaggio di truppe. Con ogni probabilità a quell'epoca non era però stabilmente abitata.
Pur tra nuove invasioni barbariche (Ungheri, 899) e lotte per la supremazia, Berengario, marchese del Friuli, riuscì a rimanere re dell'Italia settentrionale per un lungo periodo (888-924).
Fu lui che diede avvio alla prassi, poi osservata dai suoi successori, di infeudare la nobiltà ecclesiastica di zone militarmente strategiche come le vallate e gli altipiani prealpini.
I potentati ecclesiastici davano le stesse garanzie dei feudatari laici, ma non innescavano le spinte centrifughe rappresentate dall'ereditarietà dei feudi.
Ecco perciò che nel 912, Berengario dà in feudo al vescovo di Pado¬va Sibicone l'Altopiano dei Sette Comuni e la Val d'Astico; mentre da un documento del 1000 (ma probabilmente la concessione avvenne prima) veniamo a sapere che l'imperatore Ottone III concede al vesco¬vo di Vicenza Jeronimus la Val Nigriera (la Val Posina di allora), l'Al¬topiano di Tonezza e parte della Val d'Astico. I vescovi avevano il potere di erigere rocche e fortilizi in difesa da eventuali invasioni (il passaggio degli Ungheri non era facilmente dimenticabile!), ma alcuni tra i più solidi castelli (quello di Arsiero, di Velo, di Cogollo) furono consegnati direttamente dagli imperatori ai vescovi vicentini. Altri, secondari, come quelli della Rocca di Piaio (M. Cimone), di Tovo e del M. Gusella, sorsero un po’ più tardi.
Secondo il costume dell'epoca (sec. XI), i vescovi vicentini subinfeudarono la Val d'Astico, la Val Posina, Tonezza e circostanti montagne ai Velo, potente famiglia d'origine tedesca e fedelissima all'imperatore. Tale atto d'investitura fu rinnovato per secoli dai suc¬cessivi signori della zona (Padovani, Scaligeri, Visconti, Veneziani) anche se il potere dei Velo diventava sempre più formale.
I Velo cedevano agli abitanti delle vallate porzioni di pascolo e bosco, secondo la prassi dell'epoca che prevedeva per il signore le terre più vicine e fertili e per i coloni quelle più sterili e scomode. In cambio della concessione, i sudditi dovevano versare ai Velo delle tasse in na¬tura e sottoporsi a balzelli d'ogni genere (sul bestiame, sui mulini, sul carbone, sulla frutta…), gravami che diventavano insopportabili nei periodi, purtroppo frequenti, di crisi. Dovevano inoltre prestarsi ad una serie innumerevole di servizi; tra questi, fornire vitto e alloggio ai Velo quando, col loro seguito, venivano in valle.
Non è dato di sapere quando siano iniziate in Val Posina e di Laghi que¬ste infeudazioni da parte dei Velo. Alcuni storici citano un documento del 1392 grazie al quale sappiamo che Bonzilio Velo affitta ad un certo Pie¬tro fu Bartolomeo un territorio nei pressi di Rio Tamazzolo (tra Fusine e Posina). Si citano pure gli obblighi che «secondo antica consuetudine» il fittavolo aveva nei confronti del signore. La dicitura riportata può far pensare che le affittanze siano iniziate molto tempo prima, forse verso il 1000.
ogni caso la cessione di terre (masi) in valle a gruppi di coloni che si prestavano a lavorarle (o, meglio, a svegrarle, essendo ancora vergini) irrobustisce i primi insediamenti e frammenta la popolazione in nuclei di¬stinti che prefigurano la futura sistemazione in contrade della zona.
E nel corso del sec. XI che si possono far risalire i primi insediamenti in valle.
Gli storici to deducono dalla toponomastica mancando probanti documenti.
II Pasqualigo osserva che i nomi di molte località in Val Posina traggono origine da termini (relativi soprattutto ad attività economiche e a situazioni sociali) che avevano un significato preciso verso il 1000. E it caso di Ronzi (Ronchi) da «roncare», vocabolo che solo nel 1400 fu sostituito da «falciare»; di Vanza, Vanzo, sinonimi, nel Medioevo, per «luogo incolto»; di Bazzoni, da vassi», «vassalli»; di Ligazzoli, da «ligascia», giuramento di fedeltà prestato dai vassalli; di Maraschini, da «marauscasia», voce medioevale per «pascolo da pecora»; di La Lona, Allona, luogo di residenza degli «aldi» o «alli» (servi della gleba); la stessa Posina potrebbe derivare da «possa», cioè possesso dei Velo o dei vescovi vicentini. Questi ed altri nomi di contrade, dunque, trovano significato solo se si colloca la loro nascita nel pieno Medioevo.
Altri toponimi hanno invece un'inequivocabile origine germanica e testimoniano l'avvenuta migrazione in zona di genti tedesche. Da tempo ormai e riconosciuta priva di fondamento storico la «favola» di insediamenti di Cimbri, sconfitti da C. Mario nel 101 a.C., sulle nostre montagne, come non regge ad una più attenta analisi la presunta ori¬gine gotica delle locali popolazioni i cui antenati si sarebbero ritirati lassù dopo la disfatta contro i bizantini (553).
Ha invece acquistato sempre più credito, ed è oggi certezza, l'origine medioevale di queste isole etniche.
Spostamenti di lavoratori tedeschi dalla Germania verso le vallate trentine e prealpine iniziarono, probabilmente, nel corso del sec. XII. Erano boscaioli e soprattutto minatori, accompagnati dalle loro famiglie. Provenivano dalla Baviera, dalla Franconia e dallo Hartz, zone della Germania note per le tradizioni minerarie e, col consenso dei vescovi, si stabilirono sugli Altipiani dei Sette e dei Tredici Comuni nonchè nelle vallate intermedie. I loro spostamenti erano favoriti dalla ripresa socioeconomica verificatasi dopo il 1000 che portò al rilancio dell' attività mineraria ed all'estensione del pascolo e delle colture an¬che nella nostra zona. Non è tuttavia escluso che sfuggissero, in Germania, a persecuzioni o a guerre tra feudatari.
Con l'andar del tempo assorbirono l'elemento italico e mantennero i loro costumi, la loro lingua e la loro religione per secoli. A preser¬varli da contaminazioni contribuì anche Ia Chiesa coll'inviare per essi preti tedeschi che troviamo presenti in Val Posina ed a Tonezza nella prima meta del '400 e che furono allontanati solo dopo il Concilio di Trento per timore di una diffusione della Riforma.
Da diverso tempo dunque le valli in questione erano abitate allorchè i primi documenti scritti cominciano a riportare i loro nomi.
Troviamo citata la Val Posina per la prima volta nel 1115, in relaziorelazione alla pestilenza ed alla carestia che devastarono il territorio vicentino. II Pasqualigo fa poi riferimento ad un documento del 1200 che elenca, quali feudi dei Velo, Arsiero, Cogollo, Caltrano, Fusine, Laghi, Posina e Cavallara. Non sappiamo però quale credibilità attribuirgli perché gli storici successivi non fanno più riferimento ad esso.
La prima memoria riguardante specificatamente Posina quale centro abitato risale al 1216. Un documento afferma che il vescovo di Trento Federico Vamba concede ad un certo Olderico di Posena il feudo di Costa Cartura (oggi Costa di Folgaria) perché fosse messo a coltivazione.
Gli storici non hanno l'assoluta certezza sulla data e nemmeno sono concordi sul significato da attribuire alla specificazione «di Posena»; non si portano comunque elementi convincenti, atti ad inficiare I'importanza del documento.

(testo tratto dalla Guida Escursionistica delle Valli di Posina, di Laghi e dell'altopiano di Tonezza, autore prof. Liverio Carollo, sezione del CAI di Thiene e Sottosezione di Arsiero)

I primi abitatori

Fin dai secoli passati gli storici si sono chiesti chi fossero stati i primi abitatori della montagna e del territorio vicentino. Ma, non esistendo una valida documentazione, non sono riusciti a risolvere la questione. Pare comunque che prima dell'arrivo dei Veneti (d'origine indoeuropea) la zona fosse abitata dagli Euganei. Di questi ultimi si sa poco o nulla. Forse, all'arrivo dei Veneti, furono spinti verso le zone più impervie delle vallate prealpine. Le due comunità comunque pare abbiano vissuto pacificamente.
Dopo l'invasione dei Galli, verso il 230-220 a. C., in zona fanno la loro apparizione i Romani che conquistano, fra il resto, l'alta pianura vicentina fino ai piedi dei monti. Loro preoccupazione principale fu quindi quella di difendere il Municipio di Vicenza e la fertile pianura circostante da invasioni dal nord, da parte delle popolazioni alpine.
Opere fortificate esistettero sicuramente a Santorso, a Piovene, alle Garziere, allo sbocco dell'Astico; ma è molto probabile che rocche romane esistessero più su, a Meda, a Velo, fino ad Arsiero che si rivelava un formidabile punto strategico sia per il controllo della Val d'Astico che della più remota Val Posina, entrambe comunicanti con la Rezia. Anche sulla vetta del Summano non si esclude ci sia stata la presenza di un presidio romano.
Spedizioni e rappresaglie romane contro le popolazioni alpine del bacino dell'Astico ci furono sicuramente. Vanno fatte risalire a quest'epoca le distruzioni del villaggio alpino del Bostel di Rotzo e di quello al «passo dell'Astagus», dove ora Sorge Caltrano.
La vallata dell'Astico, e con ogni probabilità anche quella del Posina, dovettero essere indirettamente coinvolte nel la lotta dei Romani contro gli Stoni, popolazione alpina che abitava la montagna veronese. Ciò avvenne nel 118 a.C.(45).
Ma esse diventano sicuramente teatro di operazioni belliche dal 30 al 15 a.C., quando Druso e Tiberio conquistano la Rezia e il Norico, cioè praticamente le Alpi centro-orientali fino al Danubio. La Val d'Astico fu sicuramente una strategica via di penetrazione, anche se di secondaria importanza, e le valli laterali, con gli altipiani circumvicini, subirono senz'altro intensi rastrellamenti ed esplorazioni al fine di eliminare qualche sacca di resistenza.
Conquistata la Rezia, perdettero d'importanza, ma non furono mai trascurate, tutte le preesistenti fortificazioni allo sbocco della Val d'Astico tese a difendere la pianura e la Via Postumia, ma soprattutto le vie di penetrazione verso le recenti conquiste a nord, sempre insidiate dalle indomabili popolazioni alpine.
Aldilà delle citate puntate militari, non è pensabile che, in epoca romana, la Val Posina fosse presidiata né tantomeno stabilmente abitata.
Nessun ritrovamento di monete o di altre testimonianze ci fu mai in essa,
contrariamente alla più vicina e frequentata Val d'Astico. I primi pastori e, probabilmente, minatori devono esservi giunti a partire dall' Alto Medioevo, anche se in periodi antecedenti non si può escludere il transito di gente verso gli altipiani. La valle, boscosa, aspra, infestata da lupi e cinghiali, non doveva esercitare certo attrattive per stabilirvi insediamenti fissi.
Intanto nella media Val d'Astico penetra il Cristianesimo, anche se molto lentamente. Probabilmente, più che da S. Prosdocimo, fu portato dai soldati romani che stazionavano in loco.
Le prime chiese furono quelle di S. Giorgio di Caltrano e di Velo, matrici delle altre chiese che successivamente sorsero sia in Val d'Astico che in Val Posina. San Giorgio di Velo raccogliera per secoli i morti due vallate e degli altipiani soprastanti fino a Folgaria.
In ogni caso la resistenza del paganesimo fu tenace tra le locali popolazioni. Alla fine del I sec. d.C. esso era ancora vivo nella media Val d'Astico.

(testo tratto dalla Guida Escursionistica delle Valli di Posina, di Laghi e dell'altopiano di Tonezza, autore prof. Liverio Carollo, sezione del CAI di Thiene e Sottosezione di Arsiero)

Prodotti tipici e gastronomia

Posina Mostra Mercato dei prodotti tipiciProdotti tipici di Posina

La Regione Veneto ha individuato oltre 300 prodotti rappresentativi di tutte le realtà provinciali del Veneto. In questa elité di qualità Posina gioca un ruolo importante, contribuendo con tre prodotti della sua terra, che hanno ottenuto la denominazione De.Co.:

  • Il "Fagiolo Scalda"
  • La "Fasola Posenata"
  • La "Patata di Posina"

A Posina, da sempre famosa per la purezza e la bontà delle sue acque (la zona ha fama per le acque minerali e le trote, le prime sotto l'etichetta delle Fonti di Posina, le seconde elevate ad attrazione sportiva e gastronomica), si possono poi gustare altre numerose specialità gastronomiche. I formaggi, i salumi ed in particolare la "sopressa", le salsicce, i salami con l'aglio, prodotti nel locale caseificio, lavorati a mano e con l'utilizzo dei maiali allevati in loco. I fagioli, poi, si prestano alla preparazione di innumerevoli piatti tipici della cucina casalinga, come il minestrone con la "scodega'.
Da non dimenticare gli gnocchi, fatti con le patate coltivate in valle e conditi con vari sughi, e ancora la carne alla brace, la polenta e i dolci caserecci come il "macafame", la torta di mele e molti altri.

 

Mostra mercato dei prodotti tipici della Valposina

L'ultima domenica di ottobre è da molti anni dedicata all'importante evento: mostra agricola e dell'artiginato locale,sempre più frequentata.
E'la migliore occasione per reperire i fagioli e le patate di Posina, che vengono presto esauriti, causa la grande richiesta.
Non solo esposizione e vendita dei prodotti tipici locali, che sono i protagonisti della festa, ma anche animazione, spettacoli, "spaelada de castegne", e soprattutto stand gastronomico con i tipici gnocchi fatti con le rinomate patate della Valle del Posina, preparati al momento.
Organizzazione a cura di: Amministrazione Comunale in collaborazione con la Pro Loco, le associazioni locali, Pedemontana.Vi e la Comunità Montana Alto Astico e Posina.

 

Fagioli di Posina

Fagioli di Posina

I fagioli di Posina, nelle due qualità " Scalda" e "Fasòla", sono un piccolo tesoro agroalimentare. Vengono coltivati sia in valle sia in quota, in quantità molto limitate. Eppure c'era stato un tempo, fra le due guerre, che i fagioli di Posina erano noti in campo nazionale. Soletti, nel volume " I fagioli della Val Posina nel piatto" cita di come un volumetto pubblicato nel 1936 parli del fagiolo di "Posena" come "fra i più quotati in commercio". Si legge, nei trattati, che i fagioli prediligono terreni freschi, ben drenati, con poca argilla, perché non risulti coriaceo. Si sa anche che l'umidità ambientale si rivela preziosa alleata per evitare troppa secchezza della terra o eccessive irrigazioni. E questo clima, in quota, tiene lontane le malattie del fagiolo. Quali le caratteristiche dello "Scalda"? Premettendo che non si trova una causa definita per il nome (forse si riferisce al fatto che è molto nutriente e perciò "scalda") é particolarmente dolce ed ha una consistenza gradevolmente farinosa. La buccia, leggera, tiene bene la cottura ed evitando che si disfino nel minestrone. Sono adatti anche all'insalata e, se passati al setaccio, hanno una consistenza cremosa. L'altro legume è la Fasòla (varietà del più conosciuto fagiolo di Spagna o del Papa). Capace di raggiungere altezze impensabili (anche quattro metri) ha un seme di dimensione doppia ed un colore scarlatto, vinoso. Ha screziature nere (ed è per questo che è anche chiamato fasòla del diavolo) e dà il meglio di sé in insalata, ha maggiore consistenza ed un sapore che ricorda, da lontano, quello della castagna. Ma tutte e due i fagioli di Posina si possono gustare in quella che è, a ragione, considerata la madre di tutte le minestre, il minestron, piatto dalla grande dignità gastronomica, denso e vellutato, che abbisogna di un filo d'olio (anzi una "croce" d'olio) ed una macinata di pepe. Ed il formaggio? " Mai" diceva il toscano Indro Montanelli. "Sempre" ribatteva Massimo Alberini! Questo è un piccolo "giacimento" gastronomico della nostra terra, la cui domanda è ancora di molto inferiore all'offerta: ma vale la pena cercare i fagioli nella mostra-mercato che si tiene l'ultima domenica di ottobre a Posina perché mangiar bene è un lato della vita che va curato.

 

La patata di montagna

Patate di Posina

L'Abate Agostino Dal Pozzo di Rotzo nelle "Memorie Istoriche dei Sette Comuni Vicentini" pubblicate nel 1820 suggerisce la coltivazione della patata asserendo che "tutte le specie di grani che vi si raccolgono non bastano a mantener la popolazione. Io non mancherò quindi di suggerire a' miei connazionali la introduzione della pianta che chiamasi patata, che i francesi chiamano Pomme de terre e i tedeschi Herdaflel". Una cronaca d'epoca di fine Settecento già parla di una patata dalla buccia violacea o "nera", che arricchiva le povere "tavole" dei vicentini.
La coltivazione della patata di montagna nel territorio vicentino inizia proprio attorno a questo periodo, trovandovi un habitat ideale proprio nelle zone di Rotzo, sull'Altopiano dei Sette Comuni e nella vicina Posina sul Pasubio. La notorietà alla produzione di patate di queste due aree deriva quindi dalla bicentenaria tradizione agricola e dalle caratteristiche dei terreni e del clima ideali nell'esaltare le caratteristiche organolettiche dei tuberi. La loro bontà è, infatti, una sintesi perfetta tra elementi ambientali. Il terreno sciolto e permeabile e le estati fresche e asciutte favoriscono sia la tuberizzazione sia l'accumulo di amido nei tuberi tali da conferire loro caratteristiche qualitative uniche e inconfondibili.

Gnocchi di patate di Posina

Concludiamo questa pagina con la foto di un bel piatto di gustosi gnocchi di patate posenate, che potete degustare nei ristoranti di Posina.

Comune di
Posina
Associazione dei 5
Comuni del Pasubio
Ecomuseo della
Grande Guerra
Fondazione
Vivi la Valposina
Marchio Prodotto
della Val Posina
De.Co. vicentine
comune di Posina